Il PD non ha bisogno di Eroi

È un dato innegabile che le destre stiano riscuotendo sempre più consenso, sia in Europa, che nel mondo, la vittoria di Bolsonaro in Brasile è solo l’ultimo tassello di un processo che appare difficilmente arrestabile e poco tranquillizzante per i continui richiami ad echi di un’epoca buia.
Non è troppo complicato capire le ragioni dell’ascesa dell’estrema destra: le difficoltà dei ceti medi lavoratori, causate da una crisi economica che appare endemica, l’intolleranza verso i flussi migratori e la perdita di fiducia verso le istituzioni.

A questi fattori si deve aggiungere: da un lato senso di insicurezza creato ad arte dall’utilizzo, che definirei criminale, di certa propaganda sui social media e dall’altro lo sbandamento di tutte le forze democratiche e progressiste che, o inseguono l’estrema destra sul proprio terreno o sono incapaci di leggere la trasformazione epocale dell’economia e dei rapporti di lavoro e sociali, continuando a narrare un mondo che non esiste più.

Così sembrano essersi create le condizioni per il radicamento delle idee anti umane che camminano sulle gambe di uomini autoritari e populisti che si ergono a salvatori. Eroi pronti a tutto per “salvare” (non si capisce da chi, da cosa e come) la loro patria. Trump, Erdogan, Putin, Orban, Salvini, Bolsonaro, Kurz, Seehofer, la Le Pen, tutte figure salvifiche, tutti “sovranisti”, una parola priva di senso che la stampa utilizza per coprire un’altra parola, macchiata dal sangue di decine di milioni di innocenti, che, invece, identifica benissimo la loro visione del mondo e della politica: nazionalisti.

Eppure pochi giorni fa proprio negli Stati Uniti di Trump, dei bambini messicani separati dai genitori e chiusi in gabbia, è apparsa una fiammella di speranza, che ha i volti di una nuova classe dirigente del Partito Democratico, giovane, con idee chiare, moderna, capace di sfidare il nazionalismo e di vincere. Non è un caso che le idee progressiste si riaffaccino proprio nel continente Nord Americano, nel luogo in cui la quarta rivoluzione industriale ha raggiunto ormai la fine del suo processo e dove le ricette reazionarie di Trump stanno fallendo miseramente sia sul piano economico che su quello sociale.

Ecco perché la sinistra europea oggi dovrebbe guardare più a Bernie Sanders e alla narrazione dei suoi millennials, che a Karl Marx, ecco perché il centrosinistra in Europa e in Italia ha la necessità di ridefinirsi, tornando a guardare il mondo con gli occhi curiosi di un bambino che ha ancora tutto da imparare. Lasciamo gli Eroi e le figure salvifiche alle destre noi abbiamo bisogno di chi si sbraccia per ricostruire e ridare senso alle nostre parole.

Per tutte queste ragioni auspico che il nuovo segretario del Partito Democratico sia il contrario dell’eroe. Abbiamo la necessità di riscoprire la nostra intelligenza collettiva, di tornare a lavorare con umiltà per leggere il mondo e raccontare il mondo possibile, non voglio un segretario che sostituisca il proprio sorriso ebete su un selfie a quello di Di Maio, non voglio un segretario che faccia a gara a chi è più autoritario con Salvini, non voglio un segretario con la testa rivolta al ‘900 come la Meloni, voglio un segretario che la mattina si svegli di buon’ora per andare a lavorare, voglio un segretario che si renda conto che il nuovo millennio è cominciato già da quasi vent’anni, che frequenti le periferie, che chiami le cose con il nome che hanno, che sappia di non essere né un eroe, né il salvatore della patria, ma piuttosto colui che deve ridare senso al nostro stare insieme per cominciare, prima a sognare e dopo a costruire un mondo migliore.

di Simone Di Trapani

 

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