Tutti pazzi per il reddito minimo

“Reddito minimo” e “quota cento”, due promesse elettorali alle quali si appendono milioni di cittadini italiani; due promesse che fanno dimenticare ogni scivolone di questo governo, ogni contraddizione, ogni tensione e offuscano persino la percezione del reale. Tutta Italia é ubriacata dalla possibilità di avere un reddito senza lavorare o di andare subito in pensione. E più sono indefiniti i contorni di queste due riforme, più cittadini si appendono ad esse, come fossero la panacea di tutti i loro mali.

Sappiamo che le due promesse di reddito esente da lavoro dovrebbero riguardare più o meno un decimo della popolazione italiana, un dato tutto sommato contenuto e persino economicamente sostenibile, se fossero fatte con criteri ragionevoli. Mi convincerebbe anche il principio da cui dovrebbe partire il ragionamento per dare il via alle due riforme: la solidarietà verso chi rimane ai margini della società.

Del resto le due tematiche erano già state affrontate dai precedenti governi, che vararono misure come l’APE Social e il Reddito di Inclusione (Rei). Partendo dal concetto che esiste una marginalità sociale endemica alla quale bisogna dare sussistenza ed esistono delle ingiustizie nella legge Fornero che dovevano essere colmate. Quindi sui principi siamo tutti d’accordo, il problema sono le modalità e gli effetti che hanno creato sulla società italiana.

Reddito minimo e cancellazione della legge Fornero sono stati i due temi che hanno consentito l’exploit elettorale al movimento 5 stelle, che li ha estesi molto al di là della fetta di popolazione a cui sono effettivamente destinate le due riforme che hanno in mente di varare. Attraverso l’indefinitezza dei contorni hanno praticamente fatto sentire un italiano su due nelle condizioni di avere un reddito sicuro ogni mese senza fatica alcuna. Per cui ti capita di entrare in un bar e sentire un dipendente che dice:”appena fanno il reddito minimo finalmente mi posso licenziare”; oppure dentro un patronato senti discutere che “ancora non si sa niente, ma sicuramente ci vorrà l’ISEE basso, quindi io prima che entra in vigore mi cambio la residenza così non mi cumulano con quella di mia sorella che ha la pensione”. Insomma il problema, grosso quanto un macigno, che ha minato principi e valori fondativi della repubblica (su cui tornerò a conclusione di questa riflessione) è l’aspettativa che hanno creato per vincere le elezioni e mantenere il consenso.

Un decimo della popolazione godrà di misure assistenziali, la metà di essa pensa di poterne godere, e vuole goderne. Non riesco ad immaginare cosa accadrà quando 4/5 di quelli che pensavano di avere un reddito senza dovere lavorare, capiranno che per loro non c’è posto, non so cosa accadrà quando chi lo riceverà capirà che questo sussidio non è perpetuo, ma so cosa sta succedendo adesso durante questa ubriacatura collettiva. Succede che chi ci governa ha marginalizzato il lavoro, eretto a valore fondante dai padri costituenti, succede che chi ci governa ha messo nella testa di metà degli italiani la concezione per cui lo stato non serve per offrirti strumenti per farcela, ma deve mantenerti. Sceglie di farlo utilizzando la fatica dei lavoratori italiani, di quelli che sgobbano 8 ore al giorno guidando un bus o un treno, di quelli che respirano olezzi di morte nelle acciaierie, nella lavorazione di plastica o verniciando, di quelli che provano a formare le nuove generazioni, insomma quelli le cui tasse sono trattenute in busta paga, quelli che non godranno di nessun condono. Succede che attraverso quest’idea di reddito svincolato dal lavoro si sono creati i presupposti per impedire la scalata sociale nel nostro paese, per fare rassegnare chi nasce ai margini della società che al massimo potrà ambire ad un sussidio e di quello di dovrà accontentare.

La mia patria nacque fondata sul lavoro, i miei valori e i miei principi si fondano sull’emancipazione dell’uomo dai bisogni attraverso il lavoro, strumento per livellare la società verso l’alto. Da questa crisi, creata anche attraverso la chimera di redditi esenti da lavoro, deve partire la ricostruzione della sinistra mettendosi per sempre alle spalle il novecento, anche perché adesso c’è stato tolto da sotto i piedi. Cominciamo a ragionare di nuove forme di lavoro, di sogni, di speranze, di qualità di vita e reddito massimo.

di Simone Di Trapani

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