Tifosi amareggiati, ma è sempre il solito patron

La cesura netta tra il popolo rosa nero e il presidente Zamparini non è certamente qualcosa di recente. Quanto piuttosto è una disaffezione profonda, cominciata proprio al culmine dei successi sportivi della squadra. L’anno in cui il Palermo conquistava la finale di Coppa Italia. Il 7-0 in casa dall’Udinese, quella squadra così svogliata e l’esonerato (ma amatissimo) Delio Rossi che alla  conferenza stampa dell’Hotel Addaura ci ammoniva: guardate che questa società non ha futuro.

Finiti i soldi da investire nel calcio? mancati introiti? perdita di interesse? decisione di affidarsi a personaggi chicchieratissimi? Per un proprietario è tutto legittimo, sua è la società e sue sono le decisioni. Credo che i palermitani avrebbero anche perdonato l’esuberante patron friulano, come gli perdonarono fino al 2011 decine di errori di valutazione, esoneri folli e acquisti sbagliatissimi. Le ragioni di questa cesura così netta tra tifoseria e società non hanno nulla a che vedere con i risultati sportivi né con le scelte tecniche e neanche con quanti soldi si spendano per il Palermo. Piuttosto i tifosi da 7 anni vengono trattati come una mandria di ignorantoni a cui fare bere che oggi il mondo è a pois e domani con la stessa determinazione si pretende che venga visto a righe.

Ecco la ragione profonda della disaffezione di una delle tifoserie più calorose d’Italia verso la società che rappresenta i suoi colori: la costante presa in giro. Sono Sette anni che Maurizio Zamparini annuncia l’imminente vendita del Palermo Calcio. Arabi, cinesi, messicani, americani, inglesi, svizzeri, cordate di finanzieri, praticamente mancava solo che annunciasse di un magnate russo pronto ad acquistare il Palermo e poi nel nostro libro dei sogni li abbiamo visti tutti. Sette anni che sentiamo annunciare di stadio di proprietà e centro sportivo, sette anni che le amministrazioni (Palermo e Carini) rispondono prego metteteci i capitali e costruite, noi non vi ostacoleremo e sette anni che Zamparini dice che non può costruire per colpa della politica.

Adesso stiamo assistendo all’ennesima barzelletta, questa volta il protagonista è Antonio Ponte pronto a fare da foglia di fico al solito Maurizio Zamparini, anzi no, anzi forse se ne parla a fine ottobre. La verità è che Zamparini da anni cerca spasmodicamente chi investa su di lui, sulle sue idee, sui suoi progetti, sulle sue decisioni. Beh, avesse avuto trenta, quaranta anni in meno, forse avrebbe trovato chi cerca, ma adesso c’è da dubitare che riesca nel suo intento. L’unica certezza, che ormai appare lapalissiana, è che Maurizio Zamparini non venderà mai il Palermo, piuttosto lo farà fallire.

E fino ad allora il popolo rosanero continuerà a vivere distante dalla società, stanco e irritato dalle continue prese in giro e dagli annunci roboanti del suo proprietario, più che dai risultati mediocri della squadra.

di Andrea Faotto

 

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